Bump app: condividere i file


By on novembre 15, 2013
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Ogni giorno, assieme alla nobump2tizia della produzione e della commercializzazione di uno smartphone nuovo, assistiamo sempre più spesso anche al lancio di nuove applicazioni installabili sui nostri dispositivi. E’ il caso di Bump, acquisita da poche settimane da Google per alcune decine di milioni di dollari ed ora disponibile nel Play Store per Android. Bump, che in italiano vuol dire ‘urto’, è un’applicazione per il trasferimento di files tra uno smartphone e l’altro senza la necessità di usare il Bluetooth. L’applicazione si può usare anche con i tablet.


Come avviene la trasmissione dei files?

Dopo aver dato il consenso, si possono condividere video, foto, files musicali ma anche i contatti e altro ancora, semplicemente ‘scontrando’ delicatamente i propri dispositivi. Alla base del funzionamento di questa tecnologia c’è un geniale algoritmo che consente il matching, o accoppiamento, di due apparecchi tramite un server esterno. Nel momento in cui gli smartphone si ‘scontrano’, l’accelerometro dell’applicazione rileva i movimenti. A questo punto i dati vengono trasferiti verso il server e da qui al dispositivo di destinazione. Tra i dati inviati ci sono anche quelli di posizione come l’IP e le coordinate GPS. In altre parole, nel momento in cui vengono rilevate due segnalazioni provenienti dallo stesso luogo e in uno stesso istante di tempo si attiva immediatamente un collegamento tra i due dispositivi in causa.


Cosa accade se in una stessa area ci sono numerosi Bump, e dunque tante persone che innescano le connessioni?
Se due segnali sono simili, Bumb ric
hiederà di selezionare la persona con cui ci si vuole connettere e, tramite un algoritmo di learning, memorizzerà i rapporti tra i terminali e la loro frequenza, rendendo la comunicazione agevole anche quando il traffico Bump è molto intenso. I files si possono trasferire anche verso un computer: in questo caso è sufficiente eseguire la sincronizzazione con Bumb ed impostare un’azione predefinita, ad esempio tramite l’urto delicato dello smartphone con la barra spaziatrice. La sincronizzazione si effettua nel sito http://bu.mp. La prima volta che toccherete la barra verrà richiesta la certificazione del pc.


Dicevamo dell’acquisizione da parte di Google di Bump e dell’omonima start up innovativa fondata nel 2008. Secondo quanto riporta il blog AllThingsD l’acquisto si aggira attorno ai 30 e 60 milioni di dollari. Tra l’altro, recentemente Bump aveva rilasciato Flock, un’applicazione che consente il raggruppamento degli album fotografici. La notizia dell’acquisizione è stata diffusa dal CEO della società, David Lieb, che dichiara: ”Non potremmo essere più entusiasti dell’accordo con una società con la quale condividiamo il pensiero per cui l’informatica possa cambiare profondamente il modo in cui interagiamo fra di noi e con il mondo”. La missione di Bump si è sempre orientata alla realizzazione di strumenti per la condivisione pratici ed alla portata di tutti e che potessero trasmettere delle esperienze magiche ed emozionanti. Non si può certo dire che non sia riuscita in questo intento.

Lieb non potrebbe essere più entusiasta di unirsi a Google, con cui condivide la visione del ruolo fondamentale che svolge la ‘computazione a problemi complessi’ nel mutare le modalità con cui gli individui interagiscono tra di loro e con la società. Bump è attualmente disponibile sia per i sistemi operativi Android che iOS, ed è utilizzabile anche con due dispositivi con diversi OS. In futuro non si esclude che Google possa integrare Bump direttamente nei suoi sistemi operativi.

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